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Dire no ai bambini: un ingrediente fondamentale per una crescita sana

03 Maggio 2018 Author :  

Sembra così ovvio che a volte bisogna dire di no, eppure è opinione comune che si debba dire sempre di si. Esiste una tacita regola secondo cui le persone gentili, educate e premurose non dicono di no. Pianti, richieste, capricci, spesso disorientano i genitori i quali, pensando di far bene, concedono ai figli quello che vogliono. Spesso si ha paura di ferirli, di apparire poco disponibili, si ha paura del conflitto, o di essere un cattivo genitore. L’idea di poter soddisfare ogni bisogno del bambino e di potergli quindi risparmiare ogni sofferenza è però fallimentare. Finirebbe in realtà per produrre un bambino infelice e disadattato. Non lo preparerebbe a vivere in un mondo abitato dagli altri: inizialmente il mondo sarebbe un regno magico di cui egli è il re, ma con l’andare del tempo si trasformerebbe in un luogo molto solitario e irreale. Conoscete la storia del Principe Siddhartha? I suoi genitori volevano risparmiargli la vista di qualsiasi forma di bruttura e sofferenza. Lo tennero rinchiuso nel loro splendido palazzo, ma tutto il loro potere e la loro ricchezza non bastarono a proteggerlo, perché un giorno egli andò nel mondo, scoprì la sofferenza degli altri e divenne il Buddha. Questa storia, così come molte altre, ci illustrano che tutte le ricchezze del mondo non possono sostituire un autentico contatto umano con gli altri, anche se questo comporta sofferenza e dolore. Un vero rapporto implica frustrazione, lotta e odio, oltre che conforto, armonia e amore. Cercando di essere genitori perfetti, il cui bambino non si sente mai frustrato, ed interpretando troppo presto i suoi bisogni, lo priviamo di sperimentare a pieno l’esperienza e le sensazioni che sta vivendo. Lo si fa per proteggerlo, ma in realtà lo si sottrae alla sua crescita. Lo si priva di una delle esperienze più importanti: vivere l’attesa e assaporare la scoperta. L’attesa genera il desiderio, aumenta la fantasia e la creatività, stimola alla scoperta, alla possibilità di qualcosa di nuovo, di diverso. Lo si priva della possibilità di sperimentare quelle frustrazioni necessarie per vivere al meglio la sua vita. La vita è fatta di frustrazioni, di fallimenti, di ostacoli, di attese. Come approccerà al mondo adulto, senza aver prima costruito queste basi? Vediamo così crescere adolescenti fragili, ansiosi, che hanno paura di se stessi e degli altri. Adolescenti che di fronte alla prima frustrazione, al primo fallimento vissuto come grande, pesante, angosciante, decidono addirittura di togliersi la vita. Adolescenti incapaci di porre dei limiti e rispettare delle regole.

Dire no è il corollario del dire si: entrambi sono importantissimi

I no sono diversi a seconda dell’età dello sviluppo e rispondono a precise esigenze di crescita e individuazione. Nei primi anni di vita dire no è porre divieti e limiti: fissare dei limiti, significa trasmettere al bambino un modello che lo aiuterà a cavarsela in modo autonomo, lo farà sentire al sicuro in famiglia e lo aiuterà a sviluppare le proprie risorse. Sono no che producono frustrazione, ma in questo senso fondamentali per aiutare i bambini a cogliere i limiti delle proprie possibilità e attivare nuove risorse e competenze.

Nel periodo adolescenziale dire no è dare delle regole e allenarli alla resistenza: consente di consegnare ai ragazzi la bussola per orientarsi nel mondo. Si tratta di un no più complesso degli altri, che punta verso l’autonomia. È un no che serve ai ragazzi per aiutarli a scoprire e portare avanti il proprio progetto di vita. E’ un no che li aiuta a superare la frustrazione di un cattivo voto a scuola, o di rispettare le regole della società.

Servono no di madri e padri autorevoli, di genitori che mantengono aperta la relazione con i figli senza subirla. Non si tratta di no arbitrari, estemporanei, reattivi: nascono da un progetto educativo chiaro ed il più possibile condiviso. Subire la relazione significa concedere ai figli il potere della relazione. Significa non rispettare le regole gerarchiche fondamentali per il rispetto dei ruoli, e nella propria famiglia, e nella società.
Servono no che permettano ai nostri ragazzi di crescere, di scoprire le loro risorse e capacità per una crescita il più possibile sana ed equilibrata.
Insegniamo ai nostri figli che si può cadere. Aiutiamoli a sperimentare il dolore, la frustrazione e insegniamo loro a rialzarsi con grinta e determinazione.
Insegniamo ai nostri figli il rispetto, verso i genitori, verso se stessi e verso gli altri.
Aiutiamo i nostri figli a costruirsi il bagaglio necessario per poter entrare nel mondo degli adulti e viverlo al meglio.

Bibliografia:
I no che aiutano a crescere – Asha Phillips

Dott.ssa Dominique D’Ambrosi
Psicologa clinica e Psicoterapeuta sistemico relazionale.
Esperta in psicodiagnostica e valutazione psicologica in ambito clinico e peritale
Riceve su appuntamento a Cava de’ Tirreni ed Eboli
www.dominiquedambrosi.it – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Rubrica Namasté - curatrice Dott.ssa Marciano

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