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Acerra: Alberto Di Buono va affermandosi con il romanzo ambientale “Terra di nessuno”

16 Ottobre 2019 Author :  

Ad Acerra, in provincia di Napoli, vive e lavora Alberto Di Buono, libero professionista, ingegnere ambientale di 54 anni, fratello di Vincenzo, anch’egli ingegnere, e di Michelangelo, operatore socio sanitario. I primi due sposati a due sorelle, rispettivamente Titti ed Emiliana De Luca, insegnanti. La materia ambientale che lo impegna nella sua professione alimenta anche la sua ricerca artistica e spirituale espressa per la via letteraria, in versi e prosa, con ottimi risultati.
Questa recensione è frutto della lettura della sua ultima opera e dell’incontro con l’autore, su invito del bruscianese Agostino Castaldo, Maresciallo di Polizia Municipale a Mariglianella.
Alberto di Buono che debutta nel 2011, con il pamphlet “Ll’idea d’o volo”, e ritorna con la raccolta di poesia “O’ silenzio d’’e stelle” nel 2014, ha debuttato nella prosa in forma di romanzo quest’anno con l’opera “Terra di nessuno”, pubblicata dalla Graus Edizioni. Presentato e descritto come “romanzo ambientale”, nella sua nota introduttiva l’autore lo definisce “romanzo azzurro perché è il colore che viene fuori quando si mescola il verde dell’ecologia con il rosa di una storia d’amore”.
In questa opera letteraria di Alberto Di Buono l’ambientazione è realistica, verosimigliante, con tratti di testimonianza e di denuncia, alla vita ll’area geografica fra Acerra, Maddaloni e Cancello; Marigliano, Mariglianella e Brusciano; Pomigliano D’Arco e Somma Vesuviana. Fra i personaggi e lo scenario naturale, urbano storico ed architettonico svetta nella sua fisicità di antico manufatto e si eleva magicamente con la sua voce, in castello, “Oikos”. Nella realtà il castello esiste ed è situato a 212 metri di altezza, sulla collina di Cancello, in provincia di Caserta, sovrastante la Piana Acerrana dell’ex “Campania Felix, dominante la Valle di Suessola, costruito da Tommaso II d’Aquino, Conte di Acerra, per il suo matrimonio del 1247 con Margherita di Svevia, figlia illegittima dell’Imperatore Federico II. Mentre lo stesso manufatto nella tradizione si fa risalire alla fondazione del longobardo Rudovaco intorno all’anno 839.
Nel romanzo “Terra di nessuno” i personaggi principali sono Federico, Gaia, Italo, gli studenti ed un toccante anonimo poeta. Il protagonista, l’orfano Federico Manfredi, in “nomen omen”, porta nei suoi nome e cognome un duplice retaggio storico e culturale, e di catena ereditaria tra un padre ed un figlio: Federico Ruggero Costantino della famiglia sveva degli Hohenstaufen, (Jesi 1194-Fiorentino di Puglia 1250), Re di Sicilia, quale Federico I, dal 1198 al 1250, e poi Imperatore del Sacro Romano Impero, come Federico II, incoronato nel 1212 a Magonza e di nuovo nel 1215 ad Aquisgrana e definitivamente in San Pietro a Roma nel 1220; Manfredi di Hohenstaufen, (Venosa 1232-Benevento 1266), figlio naturale di Federico II, ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia. La docente Gaia, collega di Federico, porta il nome della dea primordiale della mitologia greca, Madre Terra, il nostro pianeta. Italo, il bidello, nel nome, sostantivo e aggettivo, evoca la base sociale, culturale ed economica, umile, saggia e resistente, alla quale ci riporta l’etnonimo “Italus”, come nella sana struttura fondativa di un popolo e una nazione: l’Italia.
E poi c’è la scuola intesa come occasione di percorsi di educazione, costruzione di coscienza civica ed ecologica, come formazione, preparazione alla vita professionale. Intanto, fra terra e cielo, vi è l’uomo rapace che mentre sfrutta intensamente la prima succhiando voracemente le sue energie e materie prime, esplora il secondo per una sua predatoria conquista e nella speranza di trovare un “pianeta di riserva” una volta esaurito colpevolmente quello attuale.
L’adolescente Federico pedalando fa la conoscenza del territorio e del disastro ambientale in corso, e sperimenta anche il magico incontro con “Oikos” nel primordiale richiamo in napoletano, dolce madrelingua parlata da un vecchio saggio, non una divinità, un mago, ma uno che ti sta a fianco e ti consiglia e ti segue nel tuo percorso.
Dal sud al nord per lavoro e quindi di ritorno a casa da docente, il romantico e idealista Federico Manfredi coinvolge i suoi studenti in una lenta ma profonda e progressiva conoscenza, nella crescita morale del sé, e della conoscenza della realtà con coinvolgenti escursioni. La prima occasione è quella della salita al castello, facendo loro incontrare “Oikos”, e con quella esperienza fa scattare la scintilla della partecipazione attiva al risanamento dell’ambiente e alla responsabilità ecologica. La seconda occasione è quella conclusiva della visita all’Osservatorio Astronomico.
E attraverso la storia fa conoscere loro, fra tanto altro, le opere di Federico II, Gioacchino Murat, i Borbone, il Meridione e la Magna Grecia fino ai giorni nostri e alla consegna al mondo di un luogo bellissimo dal nome Italia. Fra i personaggi della storia del nostro tempo, dal panorama internazionale viene citata Malala Yousafzai la giovane pakistana attivista dei diritti civili e dell’istruzione sopravvissuta, pur gravemente ferita, nel 2012 ad un attentato dei talebani.
La scuola dà al ciclista Federico anche l’occasione di riscoprire una vecchia amicizia, quella di Italo, il bidello, e farne di nuove con possibile coronamento d’amore, con la collega di lavoro, Gaia. Un quadro con una scimmia e lo sfondo della foresta amazzonica richiama alla più universale condizione della vita sul pianeta Terra. L’intercalare poetico con “Chello ca vulesse”, sull’utopica vita ordinata ed equilibrata; “A’ Cicogna” sull’amara realtà dell’inquinamento; “A’ Cunciliazione” sull’illusoria potenza umana; “Silenzio d’e stelle”, sulla piccolezza individuale, fanno da sprone, alla vita personaggi ed alla coscienza di chi la legge, all’ulteriore impegno ecologico per recuperare la “Terra dei fuochi” rivitalizzare di responsabilità la “Terra di nessuno” e tornare ad essere Terra di amore e di civiltà.
Il sociologo Antonio Castaldo, per questa recensione, ha affermato: «il romanzo di Alberto Di Buono ha le caratteristiche di un Bildungsroman, meglio ancora, un Erziehungsroman, perché la sua mission, il forte intento educativo, è il voler rendere un appassionato servizio alla formazione delle giovani generazioni. Questo libro potrebbe tranquillamente diventare un manuale per gli istituti superiori, di qualsiasi indirizzo, constatato il percorso interdisciplinare che in esso si dispiega, qui con la triplice funzione pedagogica, sociale e culturale. A saperlo cogliere, lo scrittore Alberto Di Buono è intuibile dietro lo sconosciuto ma stimato poeta del territorio che compare, ogni tanto tra le pagine del romanzo con le sue ecopoesie, simpaticamente, come faceva Alfred Hitchcock nei camei cinematografici dentro le proprie pellicole. Un lettura -ha concluso Antonio Castaldo- che si consiglia e che sarà foriera di ulteriori riflessioni filosofiche, maturazioni civiche, confronti comunitari, impegni ambientalisti, e soprattutto di accrescimento dell’amore per il proprio Paese, la propria Città, per il Pianeta Terra e la Vita, in tutte le sue forme, che su di esso si manifesta».

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